Prima di vederti avverto la tua figura dietro ai doppi vetri, copre la luce quanto basta a dirmi che quello è il tuo passo, il tuo sguardo è già oltre la porta, e la sorpresa quando mi volto è il suo azzurro chiaro, l'avrei giurato scurissimo come l'espressione di fastidio che più ti ho visto addosso, non era bella, non è bello quel salutarci a denti stretti, mezza voce, però sei qui e ti fermi, e ti accosti, c'è spazio ovunque ma scegli di essere vicinissimo, è l'ora di esplorarci, siamo i soli qui dentro a ignorarsi.
Ecco, se potessi misurare in millimetri la distanza, ti direi che stiamo per sfiorarci lontani due mondi, che il mio corpo sta osservando il tuo accanto, troppo vicino - tu mi arrivi sempre troppo vicino, senza mai sorridermi ma a un passo dal toccarmi - il viso no, ognuno di noi legge le solite cose trite sul cartellone, mi concentro sull'ultima riga e il tuo nome mi dà la scossa, come se stessi sbirciando di nascosto, perciò mi allontano, e dopo un attimo anche tu, ma lasci le tue cose, di fronte alle mie, sono loro adesso che si guardano, forse anche loro sono incuriosite. Appena te ne vai sento il profumo leggerissimo, ne occupo il posto per assorbirlo, tu intanto vai e vieni, e quando torni di nuovo non ti vedo ma è la tua mano stavolta quella da cui mi ritraggo; mentre mi tiro troppo indietro per quel semplice gesto ci guardiamo, io e te non incrociamo mai gli occhi eppure ci guardiamo spesso. Chi sei, che te ne importa, fatti i cazzi tuoi.
Quello che si sente è antipatia, siamo scostanti, nessuna confidenza, le uniche parole scambiate che ricordo furono due staffilate vicendevoli e il tono di fastidio gelò la stanza, non sprechiamo cortesie, ma è proprio questo l'unico terreno comune, la cordialità è d'avanzo e si usa in mancanza di interesse, è per quello che io mi avvio all'uscita mentre sei chino, di spalle e tu ti muovi improvviso, nessun cenno, ma è verso di me il tuo passo rapido, tra un momento sarai di nuovo troppo accosto, c'è gente, basta cazzate, mi volto io e chiudo qui una volta per tutte. Andandomene finalmente sorrido, al fondo di ogni schermaglia sta un briciolo di ridicolo cui l'ironia si appella per tirarci sopra una riga decisa a pennarello.
Tu sei bellissimo. Questo era il titolo e anche questo è scritto e concluso.