Vi ho tutti in testa
Si diventa grandi e non è bene farsi baciare dalla mamma in pubblico, non è più bene neppure per un bacioso professionista nato, artista dello strusciamento alla guancia, della slumacata sulla mano, e via con le coccole da chiunque purchessia.
Perciò il rimprovero se solo provo ad abbassarmi, "Via, mamma!", perciò il compromesso del bacio fuggevole di nascosto in auto, prima di scendere, o anche solo parlato: "Allora non ti bacio perchè ci sono i tuoi amici, ma è come se ti avessi baciato e ci vediamo oggi".
Ma ancora non siamo alla perfezione e il distacco è duro: sulla sdraio accanto mandi via l'amico "Vai, arrivo subito, devo dire una cosa a mamma", e mentre mi chino per ascoltare mi sorprendi col bacio sulla guancia, tenero, e serio aggiungi "Volevo farlo, non devo dirti niente". Poi scappi a giocare.
E' dura essere madri e figli.
Io Giovanni Falcone me lo voglio ricordare ancora. Oggi. Qualsiasi brutto vento spiri.
Nello squallore intellettivo di questi tempi, è mancato un uomo di cultura profonda, di quelli che non vedremo farsi, di un tempo eppure modernissimo, un uomo vitale, sensibile, una mente raffinata. La sua bellissima voce educata, cortese era in grado di confutare i troppi dogmi di questa chiesa. Un'altra intelligenza preziosa portata via.
Misuro il grado dell'ingiustizia, il vuoto, il posto non rimpiazzabile, con rabbia.
Abbia pazienza mister (che tanto qui non passa più e io concordo, lei fa bene)
"[...]I blog ti deludono, la gente normale no. A me piacciono le idee felici, anche se una volta che le hai viste tendono a diventare riviste. Io inconsapevolmente li aiutavo, rendendole ipertrofiche e impossibili da realizzare, li indirizzavo sulla strada giusta sviandoli, la mia megalomania doveva esser loro di esempio. Poi però non li ho seguiti più. Cominciano a dirti sempre le stesse cose, poi chiudono, non postano, si spostano, poi ritornano; però è troppo tardi, perché ormai sono feriti e nel rimestare le ferite dilaniati e triti. E allora non li voglio più vedere.
Una volta era più facile giudicare, come con la lista dei feed: c'erano solo alcuni modelli, molto caratterizzati, erano quel tipo di blog e basta. Ora invece tutto è più confuso, uno stile si è intrecciato a un altro, le cose non sono più nette. E le altre sono sempre uguali. E farsi il verso non è poi così diverso
- No, scusi, stavamo parlando del suo blog...
- Sì, i blog non possono comportarsi così, perché io mica divento lettore o commentatore del primo che incontro. Io decido di voler leggere, scelgo; e quando scelgo è per sempre. " [Gon/io e altri e20]
Non è plagio, è solo che prima che scompaia ho ritagliato un pezzetto da tenere (ah, ma tutto il resto è una meraviglia), chè anche qui quando si sceglie (di leggere) è per sempre
Gentile utente,
non è che voglio prendermela proprio con lei, tra i 41 che mi hanno inviato imprescindibili richieste in numero molteplice nei miei due giorni di forzata assenza, ma detto fra noi, chè ci capiamo, davvero lei all'1.40 di notte di domenica non aveva di meglio da fare che scrivermi diciassette volte? Che è successo, si è svegliata con un incubo, un bisogno impellente ("devo assolutamente mandare queste sette richieste o non vedrò l'alba"), il mio ufficio è sfondo dei suoi sogni, tutte le chat erano deserte, il suo analista ha staccato il cellulare? Insomma, ci rifletta, e riposi che le fa bene, e si immagini quanto avrebbe fatto meglio a me.
Lo guardo / leggo dal primo anno 'bloggico'. Non ha niente a che fare con me, con questo guano, non so chi sia. Per un po' ha taciuto e la lieve ansia che mi comunicava si era acuita. Ha cambiato forme di espressione ed è rimasto interessante. Credo ancora che sia il [blog? no, e poi le definizioni lo costringono e lo mortificano] più originale che ho incontrato. Mi piace tuttora molto, compreso oggi il suo quasi silenzio.
Ah, la suprema bellezza dei messaggi trasversali! Via post è sempre meglio che a sputi in faccia, tra l'altro.
Non ci sono azioni da compiere, fini da perseguire, solo siimi per qualche ora analgesico al dolore sordo di fondo, da lontano e con il solo movimento, non importa che mi guardi, non importa che tu mi veda.
Ancora una volta sei il primo che incontro, e mi guardi, e più tardi mi raggiungi, e finalmente sorridi di quel sorriso lenitivo, senza pretese di fascino: tu mi fai star bene così, lieve, privo d' impegno.
Parliamo, adesso, siamo d'accordo che avevamo voglia solo di questo, non mi interessa quali chiacchiere stupide abbiano portato a te qui davanti fermo, che mi dici non ti dispiace se ti do' del tu, vero?, da me, che non ti dirò come mi chiamo eppure saprai più delle mie poche sillabe, non è indispensabile a quel che stiamo facendo: parlare e sorridere di nulla.
Solo qualche minuto di relax, io conosco il tuo nome, ma non mi serve quanto la risacca che ci fa da sfondo, non è importante, perchè non ci rivedremo (forse) più.
Mi infastidiscono le generalizzazioni sulle coppie senza figli, sottintesa una qualche accusa per non averne fatti, salvo impedimenti fisiologici, e con l'aggiunta del tu non puoi capire cosa sia essere madre/padre, sguardo ispirato unto dal signore.
Altrettanto stupide, e metto nel vocabolo tutto il mio disprezzo, sono le osservazioni dei senza figli sulle capacità/incapacità educative dei genitori che conoscono, quel che si dovrebbe fare, quel che fior di psicologi invitano a fare, sottinteso io questo errore non lo farò mai.
Sono pari egoismi e pari generosità, opinioni differenti, vite diverse, tienti la tua bile che io mi tengo la mia, e sorridi, se hai la sicurezza di essere sempre dalla parte di un'unica ragione possibile
Non vorrei abitare a Roma, e nemmeno esserci, oggi.
Leggo di squincio celebrazioni di categoria paterna da figli qua e là adontati per i pubblici attacchi all'adamantina bandiera d'appartenenza dei genitori, e mi scanso, perchè le generalizzazioni seppure mosse dal sentimento mi infastidiscono. Eppure considero, senza fare di tutt'erba un intangibile fascio di purezze in virtù dell'onestà estrema che ebbe mio padre, che l'odiata accolita di "talebani", "corrotti", "politicizzati", detti anche magistrati, i quali si divertirebbero a protrarre cause all'infinito e a sovraffollare le carceri di onestuomini di grido per puro diletto personale (cito, non condivido), potrebbe fare meglio il proprio lavoro se potesse concentrarlo sulle cause davvero importanti - onestuomini di cui sopra compresi, carimiei - invece di dover perder tempo dietro a querele risibili. Il cui unico scopo è tacitare l'avversario, come nostra attuale democrazia insegna e chi non sa difendersi con i fatti esercita.
[Si suppone tra l'altro che l'Offeso in questione sia persona perfetta, cui non sfugge mai nemmeno un "cretino!" all'indirizzo del pazzo motorizzato che gli taglia la strada d'improvviso, e quindi mai vada incontro a identico sospetto d'esplicito insulto.]
Vabbè, anche gli avvocati devono campare, e le statistiche ne rilevano un numero maggiore dell'effettivo necessario.
E in queste giornate sfinite, di poco amore di sè, mi piacerebbe vederti. Non incontrarti, non farmi osservare, non ho voglia di aggressioni o indifferenze, vederti a distanza, poter provare il piacere di guardarti e basta, senza affrontare l'assurdo, il sarcastico, l'insopportabile, puro godimento estetico dei tuoi colori, il sorriso, le tue braccia.
Certo, non c'è confronto con lo sfiorarsi carezzevole, con un bacio tranquillo, con anche solo un leggero tocco a testimoniare affetto, ma in questi casi, in questi giorni, con certi tipi di persone, è sufficiente il desiderio dell'esteriorità, assente di sentimento. Qualcosa che mi porti via, che mi distragga, che mi smuova lo stomaco anche forte, però senza passare da organi eletti.
Fatti vedere, compari dal fondo del viale, attraversami con gli occhi parlando d'altro con gli amici, che la bellezza mi risollevi lo spirito e gli angoli della bocca, che la tua nuova barba, ennesima cornice un po' ridicola, mi faccia sorridere, per il piacere del tuo aspetto sì, ma anche di me che indulgo alla sciocchezza.
Bisognerebbe ricordarsi di frequente che si è solo polvere rappresa, destinata a tornare tale, oppure a farsi cenere in un vaso, che un giorno qualcuno - che magari nemmeno avevi in grande simpatia - porterà in braccio fino a quest'ultima casa, brutta come mai l'avresti voluta, mentre il maggio si muta in ottobre, i fiori marciscono, l'aria è pesante. Ce la prenderemmo meno per quell'immane peso senza sostanza sul quale ci arrovelliamo sempre.
Prima di vederti avverto la tua figura dietro ai doppi vetri, copre la luce quanto basta a dirmi che quello è il tuo passo, il tuo sguardo è già oltre la porta, e la sorpresa quando mi volto è il suo azzurro chiaro, l'avrei giurato scurissimo come l'espressione di fastidio che più ti ho visto addosso, non era bella, non è bello quel salutarci a denti stretti, mezza voce, però sei qui e ti fermi, e ti accosti, c'è spazio ovunque ma scegli di essere vicinissimo, è l'ora di esplorarci, siamo i soli qui dentro a ignorarsi.
Ecco, se potessi misurare in millimetri la distanza, ti direi che stiamo per sfiorarci lontani due mondi, che il mio corpo sta osservando il tuo accanto, troppo vicino - tu mi arrivi sempre troppo vicino, senza mai sorridermi ma a un passo dal toccarmi - il viso no, ognuno di noi legge le solite cose trite sul cartellone, mi concentro sull'ultima riga e il tuo nome mi dà la scossa, come se stessi sbirciando di nascosto, perciò mi allontano, e dopo un attimo anche tu, ma lasci le tue cose, di fronte alle mie, sono loro adesso che si guardano, forse anche loro sono incuriosite. Appena te ne vai sento il profumo leggerissimo, ne occupo il posto per assorbirlo, tu intanto vai e vieni, e quando torni di nuovo non ti vedo ma è la tua mano stavolta quella da cui mi ritraggo; mentre mi tiro troppo indietro per quel semplice gesto ci guardiamo, io e te non incrociamo mai gli occhi eppure ci guardiamo spesso. Chi sei, che te ne importa, fatti i cazzi tuoi.
Quello che si sente è antipatia, siamo scostanti, nessuna confidenza, le uniche parole scambiate che ricordo furono due staffilate vicendevoli e il tono di fastidio gelò la stanza, non sprechiamo cortesie, ma è proprio questo l'unico terreno comune, la cordialità è d'avanzo e si usa in mancanza di interesse, è per quello che io mi avvio all'uscita mentre sei chino, di spalle e tu ti muovi improvviso, nessun cenno, ma è verso di me il tuo passo rapido, tra un momento sarai di nuovo troppo accosto, c'è gente, basta cazzate, mi volto io e chiudo qui una volta per tutte. Andandomene finalmente sorrido, al fondo di ogni schermaglia sta un briciolo di ridicolo cui l'ironia si appella per tirarci sopra una riga decisa a pennarello.
Tu sei bellissimo. Questo era il titolo e anche questo è scritto e concluso.
Travi delle quali conserviamo memoria, monsignore.
La stupidità è imbarazzante.
[Si, anche la mia, certo]
Post-natalizio
Credo che la religione sia qualcosa che ci raccontiamo per superare la paura della morte, ma se Dio esistesse e se i Vangeli dicessero il vero, tra i pochi destinati alla salvezza - secondo la versione restaurata dal pastore tedesco - per logica e coerenza difficilmente ci sarebbe la pletora di ecclesiastici che ha negato una benedizione a un morto che già tanto aveva sofferto, alla vigilia del Natale in cui predicano amore e conciliazione, nel silenzio o con l'approvazione di un papa la cui prima enciclica si intitola Deus est caritas. Peggior servizio al suo Dio questa Chiesa, che sul suo nome campa alla grande, non poteva fare.
Mi viene in mente una serie di volti discutibili accanto alla facciona sorridente di questo o quel vicario di Cristo, mi viene in mente il sacramento quotidianamente somministrato a uno che dal reato di associazione mafiosa non è stato assolto ma solo salvato dalla prescrizione, e altre occasioni in cui la rigida applicazione delle norme e la coerenza avrebbero assai giovato alla Chiesa, e noi laici avremmo compreso, approvato. Ma dev'essere più facile fare i puri e duri con un morto che ha osato porre ufficialmente un problema, da risolvere allo stesso modo, ma nel silenzio ipocrita, al chiuso, secondo Madre dell'Opportunità. Mi viene in mente uno che dell'opportunità, dell'ipocrisia se ne fregava, che proprio a quelli lontani da lui fece i regali più straordinari, uno che avesse un bastone in mano oggi vi rovescerebbe i banchi di fronte al tempio con rabbia uguale a quella che proprio le vostre scritture ci raccontano.
Mi prende per fortuna di rado l'impulso di andare a vedere che fai, e risponderti dopo un tempo ridicolo per una risposta, trovare il coraggio di affrontare le mie involuzioni e buttarmi, espormi a quel tuo sguardo criticissimo anche se privo di giudizio parlandoti. Dovrei solo ascoltarti per nascondermi, ma mica ti si può fregare sulla parola - sul resto si ma io non ne ho mai avuta l'abilità, e nemmeno l'intenzione.
Io non me lo voglio dire che mi manchi, perchè è un'espressione imperfetta, non coincide esatta con le sensazioni, quel che c'era è stato tutto consumato, digerito, utilizzato, vissuto, non ci sono (dis)avanzi, questo è il motivo per cui tu sei nel ricordo al netto dei rimorsi e dei rimpianti.
Tu non mi manchi per quel che c'era, ma averti presente qui, nel modo che sai avere tu, nel modo nostro di parlarci, ora meglio di un tempo mi sarebbe fertile.
Come on you raver, you seer of visions, come on you painter, you piper, you prisoner, and shine
[era ieri]
[Giorni della memoria]
Così tanto da non dimenticare che un solo giorno non basta.
Duri e puri
Negata la grazia anche al vecchio pellerossa cieco. Cazzo, se son stati cattivi noi buoni li puniamo! Ho detto!
Addio Allen
Ogni moltissimo gli trabocca un post. Stavolta è la squadra lo spintone che l'ha fatto rotolare dallo scranno in cui si prometteva immobile . Da queste parti si aspetta con fiducia, anche uno all'anno non delude mai, leggerlo fa piacere a ogni occasione. Non c'è link ma si capisce.
Di ritorno da Marte accese la luce On e rimase nascosto. Passava e leggeva da chi lo divertiva.
La radio ci manca e quelle venute dopo non contano niente.
Holding you
Non è che si veda poi tutto sto controllo, la graffettatrice funziona mica bene, forse salta qualche punto, e anche il link a iobloggo risente dell'esperimento.
Bentornato
Blink.
Se è permesso: dopo la metà della registrazione ve la tiravate un po' troppo e il commento ha superato in pesantezza lo scherzo
PS Ognuno sta solo sull'edit del blog / trafitto da voglie di test/ ed è subito pippa
[ Una volta terminato il test psicologico, voi due personalità fuse potete restituirci il nostro amico ? A ciascuno quello a cui era abituato, per favore, oppure rismazzolateli ben bene e fatene uno schizoide ma utilizzabile, perchè da queste parti ne sentiamo la mancanza]
[Quelli a cui non rispondi da anni o mandi a cagare, quelli cercano di rientrare dalla finestra e ti mandano pacchetti anonimi in ufficio - in ufficio, perchè tu sia zimbello ma loro non vengano sfanculati da chi li appiccicherebbe al muro. Per dirti il loro non rispetto, per affermare il proprio diritto a presenziare, perchè contano solo i loro desideri malati, malsani e cercano di infliggerti un po' del loro odio per la vita altrui, incuranti (ooh ma sono sempre quelli convinti di essere gli unici a preoccuparsi di te)
Sta qui chiuso, e tra poco finisce nel cestino]
Questo cielo di gennaio cupo, gelido, di un grigio prossimo al pianto finalmente riflette l'anno in corso, che sarà pesante, difficile, duro da tollerare.
E chi vede tutto rosa o soffre di spensierato ottimismo giri al largo da questo blog dagli occhi spalancati.
E anche la mia ex webmaster chiude.
Che dicembre di guano.
Nei commenti, una campagna pubblicitaria a favore di uno dei pochi se non l'unico giornale ancora leggibile e non omologato.
Io lo sostengo.
Non sono certo l'unica a interrogarmi su talune azioni umane che agghiacciano, terribili, crude sulla cronaca nera, ben più complesse, sfumate, nello svolgersi stesso.
A volte accadono così vicino - in senso fisico - che potresti battere un colpo sulla parete per cambiarne il finale; capita allora che, per giorni dopo l'immediatezza, continui a svegliarti di colpo, a scacciarne il pensiero mentre compi uno dei tuoi ripetitivi gesti quotidiani, a ribellarti alla sensazione persecutoria del se avessi, se avesse.
Basta. Non è stato così, non hai sentito, o ascoltato, o era un fuoriorario, e comunque rimbalzi sempre contro il muro dell'altrui impossibilità a superare la propria paura, quella soprattutto, il motore dell'azione, la causa del finale, l'esito anche della storia. Una brutta storia. Sulla quale a molti viene da interrogarsi. E a qualcuno di scriverci un bel post, sapientemente cesellato, che sarà forse un altro modo di reagire al dolore, ma così, di primo acchito, all'apparenza - quella che porta alcuni a misinterpretare, ma alla quale ti esponi nell'atto stesso di pubblicare un post (e dunque:comprendi, pazienta prima di aggredire) - pare solo un'occasione di bella scrittura che era meglio sprecare.
Assenze II
[...]Bisogna spingere la coscienza agli estremi. Dove, se c'è, c'è ancora e per poco. Quando non si spinge la coscienza agli estremi, gli estremismi inutili si mangiano lucidità e coscienza.
Chi finge di non vedere il ben coltivato degrado di qualità informativa, di grammatica e persino di tecnica giornalistica nella stampa e sui video, è complice di quelli che lo sanno, gemono e vi si lasciano dirigere. Come lo fu nel 1922 e nel 1925.
Non fascismo. Ma oscura voglia, e disperata, di dimissione e servitù; che è cosa diversa. Sono vecchio abbastanza per ricordare come tanti padri scendevano a patti, allora, in attesa che fossero tutti i padri a ingannare tutti i figli. Cerchiamo almeno di diminuire la quota degli ingannati. Ripuliamo la sintassi e le meningi.[...]
(f.fortini, Cari nemici)
Dieci anni e 6 giorni.
Qualcun' altra invece se non ci dà un taglio col darsi della guanoide, la si va di persona a stanare nella fogna in cui cerca di incastrarsi e la si carda ben bene.
(Però è un piacere leggerla per come scrive)
A sproposito di cambiamenti, l'estate ad alcuni blog(ger) fa proprio bene. Guarda te che iperproduzione di buona roba ha sganciato il Jest da metà luglio
Metto su Keith Jarrett perchè mi suoni Something to remember you by, compagno, e aspetto anche io che tu ritorni [dalle ferie].
Buon altrove intanto
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